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Fasi evolutive del rapporto di coppia

Fasi evolutive del rapporto di coppia

La crescita di ogni essere umano si realizza attraverso il passaggio di tappe evolutive, in un continuum di identificazione e di differenziazione con l’altro.

L’identificazione, con qualcuno o con qualcosa, ci consente di stabilire un contatto con l’esterno, rafforza la nostra sicurezza e ci dà la dimensione di essere parte di un contesto più ampio. La differenziazione è un processo particolarmente delicato che ci permette di sviluppare la nostra indipendenza di individui che, pur facendo parte di una collettività, hanno la libertà di agire e pensare autonomamente.

I processi di identificazione e di differenziazione sono ciclici nel corso della nostra vita. Essi risultano fondamentali tanto in un bambino, consentendogli di gettare sane basi per una crescita positiva, quanto nell’adulto, dandogli la possibilità di essere sempre più persona consapevolmente matura e dotata di una propria identità. Perché un rapporto di coppia possa essere sano e costruttivo, sia per la crescita psicologica ed umana dei suoi componenti, che per i figli futuri, è indispensabile che si realizzi un passaggio attraverso fasi specifiche di fusionalità, separazione, identificazione e successivo riavvicinamento; tali fasi consentiranno ai partner, che scelgono di condividere le esperienze di vita, di acquisire il senso di essere persone autonome, con un’identità ben precisa.

Nel parlarvi delle fasi evolutive del rapporto di coppia, farò riferimento ad uno specifico modello psicologico, quello formulato da due autori americani: Bander e Pearson. Tale modello è comunque parallelo ad un altro, quello evolutivo proposto dalla psicologa M. Mahler, che si basa sul modo in cui il bambino, da un iniziale tipo di rapporto simbiotico con la madre (primi mesi di vita), passa lentamente a differenziarsi da lei fino ad arrivare ad una individuazione.

Bander e Pearson riprendono il modello della Mahler e si focalizzano sul modo in cui le coppie passano attraverso una successione di stadi. Gli autori stabiliscono una serie di presupposti di fondamentale importanza quando si fa riferimento ad un rapporto di coppia:

  1. le relazioni di coppia progrediscono attraverso normali stadi evolutivi;
  2. questi stadi sono paralleli alle fasi dello sviluppo infantile della Mahler;
  3. l’originario sviluppo infantile influenzerà le relazioni di coppia;
  4. nel caso in cui ci siano stati problemi in una specifica fase evolutiva, con molta probabilità la persona, all’interno del rapporto di coppia, ripresenterà problemi simili;
  5. ogni fase risulta essere più complessa della precedente e rappresenta una trasformazione ed integrazione di ciò che esisteva precedentemente.

Le fasi evolutive di cui parla la Mahler, e che vengono largamente descritte all’interno del suo testo La nascita psicologica del bambino, sono le seguenti:

  • fase autistica,
  • fase simbiotica,
  • fase della differenziazione,
  • fase della sperimentazione,
  • fase del riavvicinamento.

Ciò che ovviamente manca in un rapporto di coppia è la presenza della fase autistica (caratterizzata da una chiusura in se stessi con un’assoluta mancanza di contatto con la realtà), normalmente presente, invece, nel bambino alla nascita e che non viene presa in considerazione dai due autori americani nella strutturazione del loro modello.

Entriamo allora nello specifico delle successive fasi. La fase simbiotica, che può avere una durata di 6 – 9 mesi circa, è la fase dell’innamoramento, della fusione con l’altro. Il partner è visto come perfetto, magnifico, infallibile e ci si sente molto simili all’altro.

Questa fase riveste una funzione importante nella vita di una coppia, consente, cioè, la creazione di un legame di base.

L’aver vissuto questa fase certamente aiuta la coppia nel suo sviluppo successivo. La fase della differenziazione (caratterizzata da un processo di separazione – individuazione) è quella in cui – la parola stessa lo dice – ci si comincia a differenziare dall’altro. Gradualmente i partner iniziano a scoprire che i gusti non sono identici, che il compagno o la compagna non è così perfetto/a come si credeva. E’ questo il periodo in cui il partner viene, per così dire, “buttato giù dal piedistallo”, viene smitizzato. In questa fase si fa un po’ l’esperienza del lutto, della sofferenza nello scoprire gli aspetti negativi dell’altro, i suoi punti di debolezza.

Nella fase di sperimentazione, come per il bambino di un anno, un anno e mezzo svincolarsi dal rapporto con la mamma, conoscere tutto ciò che è nuovo e godersi a pieno le proprie scoperte è fondamentale per la crescita, così per i membri della coppia è di vitale importanza cercare di nuovo l’esterno. Cosa vuol dire questo? Entrambi i partner, ad esempio, si butteranno molto nel lavoro, andranno alla ricerca di nuove amicizie, si dedicheranno ad attività particolari e nuove. L’energia viene investita molto all’esterno del rapporto a due. A questo punto si acuiscono i conflitti che erano sorti nella fase precedente; quindi se si desidera che il rapporto vada avanti, è importante trovare modalità nuove per gestire in modo sano tali conflitti. Ad esempio, fare entrambi ciò che più desiderano (andare al cinema e vedere film diversi, o restare in casa quando l’altro va al cinema); rinunciare da parte di uno dei due, a vantaggio del desiderio dell’altro; o anche – e ciò è più auspicabile – adottare dei compromessi. E’ bene, comunque, che ci sia flessibilità, cioè che non sia sempre lo stesso partner a retrocedere.

Come il bambino che, nella fase di “sperimentazione”, ha fatto esperienza di se stesso, dei propri limiti e del mondo circostante ricerca il sostegno materno perché si accorge di essere debole e bisognoso (fa la spola fra la madre ed il ritrovarsi da solo), anche la coppia fa qualcosa di simile.

Dopo essersi sperimentati all’esterno, i due partner si cercano di nuovo. E ciò vuol dire che entrambi “ricercano” un riferimento affettivo. C’è un forte bisogno di sentirsi rassicurati sulla presenza dell’altro anche se in alcuni momenti se ne fa a meno. In questa fase di riavvicinamento si tratta proprio di costruire una vera e propria accettazione dell’altro, di quello che egli è, del punto in cui si trova.

Superate queste fasi si arriva ad un livello di mutua interdipendenza in cui si impara a stare in relazione con l’altro, conoscendolo per quello che realmente è, accettandolo, quindi, nella sua imperfezione. Spesso chi giunge a questa fase sente il bisogno e la voglia di costruire qualcosa insieme al proprio partner. Può essere il tempo in cui si comincia a fare qualche progetto in comune, come qualche attività specifica, o si desidera di avere un figlio.

Quanto detto riguarda, in generale, ciò che più o meno può verificarsi all’interno delle varie fasi che una coppia “normale” vive durante il suo processo di crescita. E’ chiaro, comunque, che le cose non vanno mai così lisce e regolari. Quello che spesso può accadere nella realtà è che le persone presentino entrambe delle difficoltà in un particolare momento della relazione, in una particolare fase evolutiva della coppia, oppure che uno dei due si trovi più avanti dell’altro nella crescita.

Può avvenire, ad esempio, che uno dei due cominci a differenziarsi mentre l’altro resta al livello della fase simbiotica, oppure che uno voglia sperimentarsi all’esterno del rapporto di coppia e l’altro sia ancora al livello della simbiosi. In generale possiamo dire che più di due stadi di differenza non possono esserci in una coppia; se ciò fosse, avrebbe una rottura perché la differenza sarebbe sproporzionata per poter mantenere in piedi una relazione significativamente sana.

Dott.ssa Laura Bonanni
Psicologa Psicoterapeuta a Roma (RM)


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Dott.ssa Laura Bonanni

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